CicloQuotidianità/CicloTrasporto

Qualche personale pensierino sulle ciclopiste in genere e su quella che alcune istituzioni locali sono in procinto di realizzare sulla sx Brenta da Pove a Bassano; con una povera speranza finale.

Sempre più spesso, lungo le strade un tempo libere e aperte al transito, ci si imbatte nella pista ciclabile: uno stretto budello zeppo di insidie,dove i ciclisti sarebbero obbligati a circolare. Una bella idea che diventa, come in tanti casi, un incubo per chi deve percorrere più di 3 km pedalando.

Per favore signori politici, lasciateci perdere a noi ciclisti, non pensate alla nostra sicurezza, ignorateci. Qualunque idea realizziate diviene qualcosa di pernicioso, dannoso, nel migliore dei casi inutile per la popolazione: la realizzazione di piste ciclabili ne è un chiaro esempio. Perché vengono costruite queste trappole mortali per chi viaggia a velocità superiori ai 15 km orari? Per il bene della comunità? Per il bene della comunità fareste meglio a limitarvi! Limitatevi alla mera gestione dell’esistente! Evitereste di fare grossi danni in nome di una dinamicità che porta vantaggi discutibili. Una semplice, umile proposta consiste in una esortazione: smettetela! Smettetela di progettare nuove dannose stupidaggini e dedicatevi alla gestione di quello che trovate. Non è obbligatorio essere innovatori, ed è criminale intraprendere nuove velleitarie imprese lasciando languire ciò che di buono già c’è o, peggio, distruggendo ciò che c’è di buono per costruirci sopra una porcheria innovativa nel vostro cervello, e nella cerchia dei vostri clientes.

Diminuire la carreggiata di una strada per farci una pista ciclabile con innumerevoli passaggi, cartelli, paletti e amenità simili è una idiozia gigantesca. Compromettere un angolo di natura, dove già si può andare in bicicletta, perché sembra il posto migliore per farci passare una ciclopista asfaltata è un delitto. Chi permette una cosa simile è uno sprovveduto o un interessato. Non ci sono scusanti. Lasciate la strada com’è! Lasciate un sentiero com’è! Fateci il piacere di dedicarvi al bene pubblico esistente, mantenetelo nello stato in cui lo avete trovato. Non è tempo, oggi, di migliorie! Le vostre migliorie, da decine di anni a sta parte, sono sempre peggioramenti truccati , giochi di prestigio che incantano sempre meno. Iniziate a spendere i denari prelevati copiosamente alla comunità per mantenere gli ultimi angoli pregevoli del territorio nello stato in cui si trovano, è tempo di togliere infrastrutture, non di aggiungerne! La logica delle corsie preferenziali o delle reti dedicate ad un solo vettore non può essere applicata alle strade provinciali o ai sentieri! Soprattutto qui, in zone di abitazioni diffuse! La gente vive e non sta dietro alle vostre reti di collegamento ciclistiche fatte a tavolino per fantasmagoriche orde di cicloturisti, non va a farsi 5 km in più per passare davanti al manufatto pregevole, va diretta al punto e, se il punto di interesse per i locali è diverso dai punti di interesse che dovrebbero interessare i cicloturisti….beh, signori politici….da un bel pezzo allora state lavorando male…ma male male! Perché alle persone piace ciò che è vivo, non ciò che avete ucciso con le vostre politiche territoriali dissennate degli ultimi decenni; costruire una ciclovia dove prima c’era un sentiero non è una inversione di tendenza….è continuare a fare del male al territorio…E’ aggiungere un nuovo strato della stessa roba! Dove sta l’innovazione! Dove sta?

Guardate le ciclopiste che avete realizzato! Di cui andate tanto fieri! Sono una brutta copia delle autostrade! Per la maggior parte dei casi strisce di asfalto che passano in mezzo alle valli, con gli svincoli per entrare e uscire dai paesi, con le stazioni di servizio che in un tripiudio di creatività linguistica sono state chiamate “bicigrill”! Siete scontati, banali e pensate di essere degli innovatori!Non era forse meglio, avendo ormai a disposizione quasi sempre una superstrada, una statale, una variante della statale, circonvallazioni e un collegamento tra zone industriali con le rotonde nel deserto, utilizzare la vecchia provinciale impedendo agli automezzi di circolare a velocità superiori ai 30 km orari? Non sarebbe forse meglio costruire percorsi utilizzando la rete viaria esistente e riducendo la velocità dei veicoli? Per questo non occorre tanto ma sì, è vero, in questo caso non si verrà ricordati come benefattori per aver costruito la ciclabile e, nemmeno, si avrà la possibilità di far lavorare qualche impresa che, non avendo beneficiato dei lavori della superstrada del caso, o della rotonda nel deserto, potrà almeno beneficiare della costruzione della ciclopista! Eh si perché, cari lettori – adesso mi rivolgo a voi anche se non siete tanti – prima di esultare quando nei giornaletti di provincia leggete che si farà una tranche della pista ciclabile lungo il vostro locale paradiso naturale già un bel po’ compromesso, fate due conti e provate a calcolare quanto costa, in media, un km di pista nel vostro parchetto che verrà tagliato in due. Provate! Scoprirete cifre inaudite! Cifre da far impallidire qualsiasi imprenditore o CDA che dovesse sobbarcarsi l’investimento utilizzando risorse private: anche in questo caso le ciclopiste assomigliano alle autostrade!

Ma la bici non è un auto, non ha bisogno delle vostre attenzioni similautostradali, signori politici. Sarebbe utile che continuaste ad ignorare le bici e i ciclisti! Viste le vostre pelose attenzioni non siete degli interlocutori da prendere seriamente In considerazione; da qualche lustro ormai. La vostra stessa scelta di spendere del tempo in istituzioni compromesse e senza più speranza vi definisce: da illusi idealisti a disillusi operatori del micro potere in declino. Chi va veramente in bici se ne infischia dei vostri piani, delle vostre costose reti viarie concepite, utilizzando denaro pubblico, attraverso viaggi all’estero, partecipazione a convegni, studi di esperti del settore, laboratori aperti al pubblico ma chiusi in una sola ideologia. Chi va in bici davvero va da un punto all’altro e maledice tutte le stronzate che avete messo in mezzo per intralciarlo, si guarda attorno per vedere dove cavolo siano le frotte di cicloturisti che avrebbe dovuto portare il vostro mirabile, costoso piano – sempre in via di perfezionamento – e vede invece un elemento di disturbo in più, una ulteriore ferita al territorio, una costosa bruttura nell’ultimo paesaggio decente rimasto, l’ennesima devastazione mascherata da valorizzazione.

Si il turismo! La panacea a tutti i mali che affliggono il nostro territorio! Il turismo porterà lavoro! Saremo tutti impiegati nel turismo, ci dedicheremo alla cultura del servizio, della servitù! Dimentichiamoci della produttività, roba vecchia, siamo destinati ai servizi e, visto che non c’è più nessuno, o quasi, che qui paga, dobbiamo richiamare tutti i cicloturisti ricchi del mondo e noi dobbiamo diventare bravi addetti al turismo….Na botta di servi! Progetto fallimentare per un motivo molto semplice: i turisti che pagano di brutto non vanno in posti per turisti! E i cicloturisti che davvero spendono vanno alla ricerca di percorsi veri, mica delle piste finte che costruite voi! Date un occhio alle tendenze, al posto di guardarvi riviste che sono indietro di vent’anni o ascoltare associazioni gestite da anziani; il cicloturista che porta reddito viaggia attualmente per sterrati e sentieri con l’ausilio di stutture leggere come una traccia gps, viaggia per strada con tour operator che li portano fuori dai circuiti standard che vengono utilizzati da quelli che si portano dietro il panino; io sono uno di questi ultimi molto spesso e vi assicuro che non porto molto reddito al territorio. Vanno lontani dalle banalità, dalle reti standardizzate costruite da burocrati senza fantasia che pensano di essere fighi copiando soluzioni che vanno bene in Danimarca! Non catturerete turisti con i vostri patetici opuscoletti con la cartina dell’isola del tesoro, con in evidenza il troncone di ciclopista che inizia e termina nel nulla, con i cartelloni che dopo due anni sono devastati e tristi, che hanno fatto, al massimo, la felicità di vostro cognato, o di un vostro clientes, che li ha scritti o prodotti.

I cicloturisti danarosi che volete intercettare, quelli con le bici che manco avete mai visto, con sistemi di carico che nemmeno immaginate, con possibilità di spesa che voi andate a farvi la crociera con gli stessi soldi, vanno in cerca di un sentiero come quello che c’è già sulla sx Brenta, ad esempio, e non di banali strisce d’asfalto. Anche il local, che esce con i bimbi a farsi la gitarella di 2 orette nel raggio di 20 km, o va al lavoro, capirebbe quanto meglio sia viaggiare su fondo naturale se non fosse abbruttito dal fatto che non ha mai visto un percorso diverso dalla orrenda striscia d’asfalto e cavalca la bici che gli ha passato lo zio.

Ma non sentite ragioni! Davanti a qualsiasi argomento non trovate niente di meglio che avanzare la terrificante alternativa: perdere il finanziamento!

Va bene che “i schei” qui sono sempre un valido argomento ma anche dove “i schei” sono presi in seria considerazione si tratta di un argomento che non può essere risolutivo in ogni caso! Non è obbligatorio usufruire di un finanziamento! Non è una valida ragione anteporre un finanziamento da prendere a validi motivi contrari alla realizzazione di un’opera! Ci si ferma e si discute, si ragiona. Moltissimi cittadini vi stanno segnalando che non state facendo la cosa giusta; è un insulto all’intelligenza vostra e dei vostri interlocutori rispondere che ci sono i soldi per farlo! Riuscite a capire che non è una risposta logica? Ci sono anche altri modi di spendere i finanziamenti; provate a trovarvi degli interlocutori diversi! Perché sempre e solo produttori di bitume e imprese di costruzioni? Anche qui! Siate un po’ più creativi! Sicuramente troverete da fare pulito anche in altri settori! Vi suggerisco di puntare di più sulla comunicazione, ad esempio. Nell’immateriale avrete ottime possibilità di gestire come piace a voi il denaro pubblico con il vantaggio di smetterla di asfaltare in ogni dove e avere cittadini sempre tra i piedi che non sono contenti! Guardate alle ultime promozioni a livello nazionale via web: un flop ridicolo ma almeno non sono stati soldi spesi in cemento! Non so, suggerite agli imprenditori che devono assolutamente essere presi in considerazione di diversificare le loro attività produttive; ci saranno disastri in altri campi ma almeno smetterete di asfaltarci le palle!

Qualcuno dei vostri, più abile e smaliziato, dice che bisogna valutare caso per caso; attorniato da strade sottoutilizzate, superstrade a singhiozzo, capannoni abbandonati, distese di case costruite alla rinfusa e deserte per due terzi, nell’unico angolo rimasto intatto lungo l’alveo del Brenta, stretto tra due arterie di traffico, sprezzante della scena grottesca, ignorando di rappresentare una delle istituzioni che hanno realizzato lo sfacelo attorno a lui, come un Salomone, con flemma e grande apparenza di saggezza, sorridente, sentenzia che in questo caso facciamo pure l’eccezione và! Va bene l’asfalto, che porterà innumerevoli vantaggi alla comunità e, tra qualche tempo non si noterà nemmeno! Bene! Mi sembra geniale usare l’ambientalismo ed il ciclismo per aggiungere una nuova strada di asfalto al posto di un sentiero, molto ben architettato.

Una ulteriore strada, in un canale – si chiama Canale del Brenta – già pesantemente rivestito di multiformi bitumi vari dove i Soloni del politicamente corretto, i ciclisti impegnati nelle amministrazioni, gli ambientalisti duri e puri ma con un piede nell’apparato ci dicono, con modo affabile e corretto che si, quest’opera s’ha da fare; e anche da parte avversa, non sia mai che qualcuno sia contrario ad una ciclopista!  Il sentiero va salvato e la ciclopista venga fatta poco più in su, tagliando a metà i pochi superstiti campi, espropriando terreni alle persone che ancora tengono un minimo di presidio coltivando quattro ortaggi o tenendo un boschetto.

E io vi dico che tutte le strade e i sentieri del mondo sono percorribili a piedi, o in bicicletta dove si riesce, e dove non si riesce si scende e si porta a mano! Vi ricordo che sarete sempre in ritardo e proporrete sempre soluzioni obsolete, vi ricordo che la società civile non è sparita; non la vedete semplicemente, per il fatto che è avanti a voi di decine d’anni! Le persone avanti non perdono più tempo con voi, sanno che è tempo speso male. Le persone che vivono la bici davvero, mentre voi proponete ciclopiste dal sapore autostradale col bicigrill, vanno negli ultimi posti veri che ancora non siete riusciti a rovinare o nei posti che avete abbandonato e, con lentezza stanno ritornando a vivere. Voi ascoltate magari quattro mamme che antepongono la sicurezza di otto marmocchi alla distruzione di un sentiero; come sono arrivate queste mamme alla riunione dei fighi ambientalisti ciclisti? Come portano i loro marmocchi, nel cuore dell’inverno a nuoto, a judo, al corso di chitarra, a scuola, in biblioteca, in centro, al centro commerciale? E nel cuore dell’estate? In bicicletta? No. Ecco, per 10 “biciuscite” in sicurezza all’anno, da postare sui social la foto, in primavera o autunno e solo a patto di condizioni meteo perfette , per evitare le strade ma anche che i bimbi non si sbuccino il ginocchietto se cadono lungo il sentieraccio – cuore di mamma! – le signore sono ben disposte a spianare una sentiero secolare, a banalizzare un percorso fantastico ma, Santi Numi, la gente di Bassano che è andata a vivere a Pove dovrà pur avere la possibilità di portare i figlioletti, in tutta sicurezza e ambiente ameno, in centro! E per strada poi non ci dovranno essere mai più ciclisti! Via Raus, sulla ciclopista! Che per strada siete un intralcio, il pomeriggio è breve e tra parrucchiera, bimbi che devono affrontare plurime sessioni di svariate discipline e altro non ci vuole proprio il ciclista che non sta al proprio posto! Ascoltate quei quattro che vanno al lavoro in bici e sarebbero tanto contenti di andare sicuri per una ciclopista in mezzo al verde ma non possono mica arrivare inzaccherati al lavoro! Venga spianato il sentieraccio che loro esigono pulizia! Con una ciclopista lungo la Brenta l’intera popolazione si riverserà allegramente scampanellando lungo la nuova arteria durante tutto il corso dell’anno, che l’asfalto è sinonimo di pulizia, lasciando le strade deserte per la gioia dei camionisti e il mondo, almeno in quella tratta, sarà migliore! Ascoltate i paladini dell’accessibilità! Senza considerare che forse è più interessante anche per una persona che non cammina passeggiare con qualche mezzo adatto lungo un sentiero e non essere condannato tutta la vita ad avere asfalto sotto le ruote; senza considerare che molti di questi inorridirebbero al sapersi strumentalizzati, come state strumentalizzando la mobilità ciclistica.

Tutti possono affrontare il sentiero con la bici! Quei pochi passaggi un po’ difficoltosi si possono affrontare anche a piedi con la bici a mano se non hai manico! Se piove e sei un ciclista vero hai di che proteggerti dal fango! Se piove le mamme, al 99%, vanno a portare il bimbo al corso di panna montata in auto; ciclopista o no. Il cicloturiusta che avete in mente voi, di mezza età, teutonico, con la city bike e le borse sul portapacchi si fa il sentierino e, dopo una botta di km tutti uguali e standardizzati in tirolandia, dice “Wundebar! Finallemente zono nela meraviliosa itaglia!” …Ma non lo capite? La bellezza sta anche nel sentiero, senza, il Canale diviene uno dei tanti attraversati! Ancora bello si ma, meno rustico, meno bucolico, meno unico! No, lo so, non lo capite…. Non esiste perdere il finanziamento!

Ecco, la Sx Brenta, da Pove a Bassano, è un posto semi abbandonato dalla politica degli ultimi 50 anni e anche per questo è bella! Adesso la micropolitica comunarda, assieme alle istituzioni fantasma riciclate e ancora attive nel ferire il territorio che avrebbero dovuto preservare, se ne occupa e ha deciso di portare dei cambiamenti dediti alla standardizzazione del percorso; non diventerà brutta ma meno bella di sicuro. I finanziamenti sono stati stanziati; nessuno rinuncerà alla propria fettina, o fettona e, pur con migliaia di persone che si oppongono, questa dannosa stupidaggine verrà probabilmente realizzata.

Ancora ho la speranza che qualcuno più potente di voi vi blocchi, qualcuno che abbia un minimo di nobiltà d’animo da capire che una tale bellezza non può essere lasciata in mano agli attuali gestori della micropolitica, qualcuno, che magari firma per devastazioni gigantesche ma che, in questo caso, si prenda il gusto di darvi una bella lavata di capo sapendo di poter contare su un forte appoggio dell’opinione pubblica; stiamo messi così male che le uniche speranze sono riposte nelle vostre beghe di potere.

Alessio Zago

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3 thoughts on “Qualche personale pensierino sulle ciclopiste in genere e su quella che alcune istituzioni locali sono in procinto di realizzare sulla sx Brenta da Pove a Bassano; con una povera speranza finale.

  1. Caro Alessio, trovo che Tu fai solo un errore… grave: credi che i ‘politici’, specie gli amministratori valbrentani, leggano!! No Vecchio, ricorditi, se vuoi che sussista un lumicino di possibilità che il Tuo verbo li raggiunga (nn che lo capiscano, eh) devi limitarti a una sola cartella, max 1 e 1/2, e pressochè schematica, 3 o 4 concetti al massimo, se ce ne sono dippiù o sono dispersi in una bella scrittura… avranno giramenti e vertigini!
    Poi ne fai un’altro, errore, di prospettiva: nessuno nasce ‘politico’ bensì, volendo o no, lo siamo tutti; la politica (confronto di opinioni nelle polis) o la fai o la subisci, specie nella mega macchina in cui ci è toccato vivere.
    Però, grazie per il bell’articolo!
    (p.s.- in quanto a bici, pensi che saremmo ancora in grado di auto costruirne una? magari con alto tasso tecnico -‘come fare’- e al più basso tasso possibile di tecnologia -‘con cosa fare’-?
    piacerebbe provare…)

    • Ciao Giampaolo, grazie per il tuo commento! Il mio scrivere ai politici è solo un artificio. Come avrai ben visto non ripongo nessuna speranza in loro, nessuna. Dopo qualche esperienza sono convinto che sia importante agire tra privati cittadini. Ricostruire una dimensione politica parallela, una gestione del territorio, dei servizi, della produzione e delle relazioni parallele a quella che ci ostiniamo a chiamare politica. Parto dalla constatazione che le istituzioni sono totalmente e irrimediabilmente compromesse e che, una volta dato a Cesare quel che è di Cesare, cercando di aver sempre meno a che fare con lui, esistano diverse possibilità di essere politici senza essere divorati dal leviatano. Quindi concordo con te sul fatto che tutti noi abbiamo aspirazioni politiche! Lo sbaglio, secondo me sta nel fatto di voler entrare nelle istituzioni che l’apparato ha preconfezionato per fare politica: di fatto un ambiente tremendo dove ci si corrompe moralmente nel giro di pochi giorni. Quindi mi rivolgo ai politici solo per gridare loro che non hanno più nessuna credibilità! Non nutro nessuna speranza nei loro confronti, nessuna stima. Starne fuori non significa essere impolitico ma Politico! Realizzare azioni o iniziative senza nemmeno prenderli in considerazione, promuovere associazioni di privati cittadini che innovino la politica e svuotino i contenitori preconfezionati. Il tuo ultimo invito va proprio in questa direzione: c’è un modo standardizzato per progettare e costruire una bicicletta; poi ce ne sono altri. Ci stiamo lavorando, fatti vivo!

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